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Lenticchia di Rascino

Altopiano di Rascino: Un viaggio nel tempo tra natura incontaminata e tradizione

Immaginate una vasta conca carsica sospesa tra i 900 e i 1300 metri di altitudine, dove il silenzio è interrotto solo dal vento e dal richiamo della fauna selvatica. Siamo nel cuore del Cicolano, in provincia di Rieti, in un territorio di confine che sembra aver fermato le lancette dell’orologio. L’Altopiano di Rascino è un ecosistema purissimo: una terra di lupi e orchidee selvatiche, dove l’assenza di insediamenti umani ha preservato un paesaggio d’altri tempi, fiero e solitario.

Un’agricoltura eroica e sostenibile

In questo anfiteatro naturale, la vita scorre secondo i ritmi della terra. Qui l’agricoltura non è solo un mestiere, ma una missione di custodia ambientale. Grazie alla presenza di sorgenti storiche — le stesse che alimentano il celebre Acquedotto del Peschiera per dissetare Roma — crescono eccellenze come il farro e la Biancòla, una rara varietà locale di grano tenero. Tutto avviene nel segno della purezza assoluta: niente diserbanti, né fertilizzanti chimici o pesticidi. Solo terra, acqua e dedizione.

La Lenticchia di Rascino: l’oro marrone dei pastori

Il vero tesoro dell’altopiano è però la sua lenticchia, un legume piccolo e tenace dal colore marrone con calde sfumature rossastre. La sua storia è legata a doppio filo con la transumanza: i pastori, durante i loro lunghi viaggi verso la campagna romana, portavano con sé questi semi preziosi per coltivarli durante l’estate. Un alimento fondamentale, così nutriente che gli anziani ricordano ancora quando veniva cotto nel latte per rinvigorire i più deboli.

Dal disgelo al raccolto: un rito che si ripete

La vita della Lenticchia di Rascino inizia ad aprile, non appena la neve libera i campi e l’altopiano torna accessibile. Ad agosto, il paesaggio si trasforma per la raccolta: le piante vengono tagliate e disposte ordinatamente nelle cosiddette “andane”. Dopo la trebbiatura, il ciclo si conclude al sole delle aie di Fiamignano, dove le lenticchie riposano per l’ultima asciugatura, pronte a portare in tavola il sapore autentico di una montagna che non scende a compromessi.